LA COLLEZIONE DI ROSE ANTICHE – ORTO BOTANICO DEL SALENTO

Parliamo di rose, in particolare di Rose Antiche, e presentiamo nove varietà diverse di rosai, il primo nucleo di una collezione – che ci auguriamo prospera e ricchissima – ospitata dall’Orto Botanico del Salento nella zona del giardino sensoriale, in un’area che cinge il trullo, gioiello architettonico custode di storia e identità.

     In qualità di coltivatrice e riproduttrice di rosai antichi, mi impegno personalmente ad arricchire anno per anno la collezione nascente, senza mai tralasciare le implicazioni culturali, ovvero le narrazioni storiche e letterarie legate a ciascuna pianta, per far sì che il tempo passato nell’Orto diventi esperienza corporeo-sensoriale intellettualmente ricca, non solo dal punto di vista botanico.

Ciascuna di queste rose è infatti uno scrigno che schiude racconti di terre lontane e tempi passati, vite di uomini, donne e popoli, intuizioni commerciali, lotte dinastiche, araldica e regalità, commerci con terre straniere, passioni botaniche ed esotiche. Per questo le ho scelte: perché sono vessillo di idee ed entusiasmi. Identità e memoria.

Quando mi si chiede perché ho deciso di coltivare le rose, a fronte di una formazione umanistica, rispondo che, volendo tornare alla natura senza dimenticare la cultura, solo la rosa, tra tutte le piante, permette una tale ricchezza di rimandi interdisciplinari.

Le prime rose, nove come le Muse, provengono dal Roseto della Torre, Roseto Ornamentale e Giardino Storico della Rosa, messo a dimora nel gennaio 2022 sul promontorio di Capo Vaticano, in Calabria, noto al grande pubblico come la “Costa degli dei”, a pochi chilometri da Tropea, perla del Tirreno.

Le Damascene: Kazanlik, YorkandLancaster, Quatre saisons

     Iniziamo dall’importantissima classe botanica delle Damascene, qui rappresentata da tre varietà: Kazanlik, York and Lancaster e Quatre saisons.

     La più nota di esse è certamente la Kazanlik, da cui la Bulgaria ottiene il preziosissimo e costosissimo olio di rose – la Bulgaria è il primo Paese al mondo per quantità di olio prodotto: intere vallate sono coltivate a Kazanlik, altresì nota come ‘Trigintipetala’, importata presumibilmente dalla Turchia. Cespuglio vigoroso, alto fino a 2 mt, largo 1,50 mt. Foglie grigio-verdi, fiori semidoppi con una trentina di petali, rosa caldo, singoli o a mazzetti con un profumo dolce.

     Verosimilmente conosciuta dai Romani, venne riportata in Europa, in Francia, nel 1254 dal crociato Robert de la Brie. Nella prima metà del ‘500 è documentata in Italia, in Spagna, in Francia e in Inghilterra. Si incontra ancora selvatica in Siria, in Marocco, nel Caucaso.

YorkandLancaster

     Nel XIII secolo Edmondo, figlio minore di Enrico III d’Inghilterra, scelse la rosa gallica come emblema araldico del casato di Lancaster, a mo’ di provocazione nei confronti del casato di York che, quale proprio stemma, aveva scelto la Rosa alba semi-plena. Le due famiglie si contesero a lungo il trono d’Inghilterra nella lunghissima “guerra delle due rose”, fino alla riunificazione, che avvenne con il matrimonio tra Enrico Tudor ed Elisabetta di York. Come atto di riconciliazione, il casato di Tudor adottò una doppia struttura a petali, a suggerire la fusione delle due rose di Lancaster e York. Intestandosi come propria insegna la rosa Tudor, Elisabetta I vi appose un motto: rosa sine spina.

     L’associazione tra le due rose e il nome della Guerra risale solo al XIX secolo, in seguito alla pubblicazione del romanzo Anna di Geierstein (1829) da parte di Sir Walter Scott. È proprio lo scrittore scozzese a richiamarsi agli stemmi delle due casate rivali, attribuendo agli York una rosa bianca e ai Lancaster una rosa rossa. Tuttavia, tra i simboli effettivamente utilizzati all’epoca del conflitto, l’unico documentato è la rosa bianca degli York. La prima testimonianza dell’uso della rosa rossa, invece, compare solo più tardi nello stemma dei Tudor: la cosiddetta Rosa Tudor, che unisce le due rose – quella bianca e quella rossa – sovrapposte. La rosa rossa, in particolare, potrebbe derivare verosimilmente dallo stemma della famiglia Beaufort.

     La Rosa York e Lancaster ossia la Rosa damascena versicolor, esibisce, sullo stesso ramo, fiori di colore rosa chiaro, quasi bianco, e fiori di colore rosa scuro, talvolta anche bicolore, ed è conosciuta in Inghilterra prima del 1551.

Quatre saisons

     Sinonimo: Rosa damascena autunnale. Rosa molto antica. Cespuglio non eretto con fogliame grigiastro. Fiore grande, doppio, ma con petali non fitti, di grandi dimensioni. Colore rosa luminoso. Molto profumata. Rifiorisce in autunno.

Le Chinensis: Old Blush, Hume’s blush, Chinensis viridiflora

     Le rose selvatiche europee fioriscono una sola volta tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate (le sole eccezioni sono la damascena autunnale o rosa delle quattro stagioni, e la rosa moschata). Al contrario, la fioritura delle rose dell’Estremo Oriente può protrarsi a lungo, perfino durante l’inverno, con un processo detto “rimontanza”.

    Le rose orientali gettarono le basi genetiche per quasi tutte le rose moderne. Quattro varietà in particolare hanno cambiato il mondo della rosa in occidente introducendo la rifiorenza: Slater’s Crimson China, Parsons’ Pink China, Hume’s Blush Tea-scented Rose e Park’s Yellow Tea-scented China. Esse furono introdotte in Europa dalla Cina alla fine del XVIII secolo.

     La Parson’s Pink China, nota anche comeOld blush”, “Monthly Rose”, “Common China” è un cespuglio di altezza variabile, che può anche arrivare a 2 mt, diritto, poche o nessuna spina, verde chiaro. Fiori prodotti continuamente, piccoli, a gruppetti di tre-quattro. Colore rosa scuro. Profumata.

     La Hume’s Blush Tea-scented Roseè stata importata dai vivai Fa Tee di Canton da Sir Abraham Hume, che la ricevette nel 1810. Possibilmente ibrido antico tra rosa chinensis e rosa gigantea. Pianta di altezza variabile da mt 1,50 a mt 4,00. Rami fini, quasi senza spine. Fogliame rado, verde medio. Fiori semidoppi, piatti, pochi petali. Colore rosa, ogni tanto chiarissimo.Profumo affascinante.

Chinensis viridiflora: particolarissima questa chinensis le cui rose sono di colore verde! Si apprezza non da sola ma nei bouquet, dove contribuisce meravigliosamente alla composizione floreale.

Le Bourbon: Souvenir de la Malmaison

     La Souvenir de la Malmaison è stata creata in ricordo del favoloso giardino della Malmaison, creato da Giuseppina Bonaparte tra il 1799 e il 1814, anno della sua morte. Lavorano alla sua realizzazione botanici, orticultori e paesaggisti britannici (tra cui il direttore dei giardini botanici reali) e francesi, come André Dupont: fu proprio lui a suggerire la creazione di un giardino di rose, destinato ad ospitare varietà rare, provenienti da tutto il mondo. Per favorire la passione botanica della consorte, Napoleone emanò dei permessi speciali che aggiravano il blocco commerciale imposto all’Inghilterra e le permisero così di acquistare rose provenienti dalla Cina, le quali giungevano in Inghilterra sulle navi della Compagnia delle Indie, adibita principalmente al trasporto di tè. Anche gli eserciti di Napoleone avevano l’ordine di inviare le rose, ovunque si trovassero.

     La collezione è notevole: siamo all’inizio dell’Ottocento e il Roseto della Malmaison conta oltre duecento varietà di rose. Viene probabilmente qui isolata la prima rosa tea. Sempre Dupont iniziò gli esperimenti che portarono alla creazione delle prime cultivar, varietà ottenute incrociando intenzionalmente rose diverse. L’attività fu proseguita dai suoi collaboratori nei decenni successivi alla morte di Giuseppina. L’influenza fu notevole su molti giovani dell’epoca, tra cui ricordiamo Vibert, soldato dell’esercito napoleonico, coltivatore e vivaista, creatore di rose straordinarie, presenti nei nostri giardini e nei roseti di tutta Europa.

     Il giardino della Malmaison, già in stato di abbandono dopo la scomparsa di Giuseppina, venne completamente distrutto nel 1870 durante la guerra franco-prussiana. Nel 1844 a Lione, in occasione del trentesimo anniversario della morte di Giuseppina, Jean Béluze ha creato in sua memoria la rosa “Souvenir de la Malmaison”, che possiamo ancora oggi coltivare e ammirare. In estate e soprattutto in autunno i fiori sono tra i più belli. Foglie grandi, chiare. Fiore grande inquartato, molto doppio, profumato, colore tra il roseo e il bianco.

Le Tè: Lady Hillingdon

     Le Tè sono rose straordinarie per i nostri giardini mediterranei perché amano il caldo e perciò da noi sono fiorite per la maggior parte dell’anno. Un altro buon motivo per amare le Tè è l’eleganza del loro portamento, il loro essere quasi prive di spine, i colori cremosi e le tinte pastello dei fiori, non presenti nelle rose moderne. Il profumo naturalmente non manca e la gamma aromatica è ricchissima e profonda, spesso con note fruttate squisite e sorprendenti.

     Lady Hillilngdon è stata ibridata da Hicks, in Gran Bretagna, nel 1917. Grandi foglie scure, steli color prugna, boccioli lunghi, a punta, color giallo uovo, che si aprono in fiore grande, semidoppio, giallo profondo con qualche idea di albicocca.

Le Noisette: Jeanne d’Arc

     La storia di questa rosa è legata a un ricordo autobiografico: il tempo e il modo in cui l’ho avuta. Il rosaio proviene dalla collezione del compianto Sergio Scudu, rosicoltore, vivaista e collezionista, scomparso prematuramente. Avevo da poco iniziato la mia attività e messo a dimora le prime trecento rose quando appresi che il vivaio di Sergio stava per chiudere. Lo gestiva, in quella fase di transizione, la sorella, venuta dalla Sardegna per chiudere i conti, non senza prima aver messo su una nave la parte più importante della collezione, e non senza aver venduto le tantissime piante ancora presenti in vivaio, alle porte di Roma. Senza pensarci due volte, mi misi subito in viaggio, decisa a custodire almeno una goccia di quel prezioso mare, da tramandare nel mio roseto. Dopo averne comprate parecchie in vaso, ella mi concesse di prenderne sette dalla terra, con tutta la zolla, per piantarle nel mio roseto. Ma non permise che altri mi aiutassero: il ragazzo, che gentilmente si era offerto per scavare con me, fu mandato a svolgere il suo lavoro. Non mi scoraggiai affatto. Munita di un attrezzo utilissimo per fare le buche che mi ero portata da casa, al mattino presto, prima di ripartire, mentre albeggiava, mi misi a scavare. L’attrezzo era gelato per il freddo e le mie mani dure e rigide. L’ultima rosa che riuscì a prelevare, la settima, era proprio lei, Giovanna d’Arco. Alla fine, mentre la estraevo, vidi del sangue colare dalle braccia graffiate. E sorrisi rendendomi conto del nome che portava quella rosa. Era stata dura, ma ce l’avevo fatta. Tutte le rose espiantate quel giorno hanno attecchito bene e vivono ora in una delle aiuole del roseto in Calabria. Jeanne d’Arc fiorisce abbondantemente, è piuttosto ricca di spine e i suoi fiori sono bianchissimi, leggermente profumati. È bello sapere che una delle sue figlie vive ora anche qui, nell’Orto Botanico di Lecce.

Lecce, 9 maggio 2026

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